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Ci era stato promesso che, all’avvento della rete digitale, sarebbe seguita una maggiore diffusione delle informazioni. Queste sarebbero state di facile accesso e libere, portando così a una maggiore consapevolezza nei cittadini.

Per qualche tempo, forse, ciò è risultato essere vero, ma non c’è voluto molto prima che ci si rendesse conto che questa era un arma a doppio taglio: così come era più facile la trasmissione di notizie vere era altresì facilitata la diffusione di notizie false.

Allo scopo di limitare tale processo le più grandi piattaforme web si sono attivate per creare dei processi di verifica per i contenuti pubblicati attraverso i loro portali, che solitamente comprende l’eliminazione o la limitazione, tra le altre cose, di:

  • notizie false;
  • contenuti che riguardano l’istigazione alla violenza e i comportamenti criminali;
  • contenuti che ledono la dignità individuale (immagini di nudo, sfruttamento di esseri umani ecc.);
  • contenuti violenti e immagini forti.

Questo sistema di difesa si attiva anche sulle pagine e sugli utenti che diffondono tali contenuti, sanzionandoli. Per aumentare l’efficacia di ciò è stato creato un sistema di segnalazioni tramite il quale gli utenti possono portare all’attenzione dei moderatori dei siti contenuti che possono sembrare loro inopportuni.

Quello che è stato concepito come una tutela degli utenti è però uno strumento che dapprima  passa  attraverso un software di verifica e, solo in seguito, passa tramite il controllo di un operatore; considersando inoltre che tali controlli vengono effettuati da società private, non è possibile stabilire quanto essi siano super partes e, talvolta, possono essere imprecisi.

Un caso recente di imprecisione è avvenuto a discapito della pagina Facebook delle Sardine: spiegato nell’articolo del Garante della Privacy, Antonello Soro.