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5G (acronimo di 5th Generation) è il termine utilizzato per indicare l’insieme delle tecnologie di quinta generazione: esso supera il suo predecessore, la 4th Generation (4G/LTE), per velocità e prestazioni: infatti, la banda più alta che le celle LTE possono, singolarmente, trasferire è 1 Gbps mentre nella tecnologia 5G ogni cella dovrà sostenere almeno 10 Gbps in upstream e 20 Gbps in downstream.

Nonostante le grandi aspettative che si hanno in relazione a tale tecnologia, alcuni esperti temono che l’esposizione a tali onde a radiofrequenza possa rappresentare un problema per la nostra salute.

Con radiofrequenza, nel caso di segnali via etere, si intendono onde elettromagnetiche di frequenza compresa tra qualche kHz e 300 GHz. Generalmente i consumatori vengono esposti a tali onde elettromagnetiche tramite i più diffusi dispositivi di comunicazione, come tablet e smartphone ma anche antenne TV e apparecchiature mediche.

Nel 2011, trenta scienziati facenti parte dell’IARC (International Agency for Research on Cancer) hanno classificato i campi elettromagnetici come potenzialmente cancerogeno per l’uomo: ciò però non sta a significare che ci sia una relazione di causa-effetto diretta tra l’esposizione alle onde elettromagnetiche e il rischio di sviluppare il cancro, ma solo che tale relazione non può essere esclusa.

Con il susseguirsi degli anni sono state effettuate ulteriori ricerche in merito ma, nonostante ognuna di esse riportasse una sempre crescente correlazione tra questi due fenomeni, nessuna di esse è stata in grado di definire un rapporto di causa-effetto.

L’arrivo della rete 5G potrà quindi rappresentare un problema per la salute?

La risposta in breve è che nessuno può ancora saperlo. Un gruppo di scienziati, tra i quali fa parte il Dr. Hardell, commenta così il potenziale rischio della tecnologia 5G:

“Le radiazioni dovute alle frequenze più elevate del 5G non penetrano nel corpo come quelle delle vecchie tecnologie, sebbene l’effetto potrebbe essere sistematico”