WORKLIMATE 2.0, a questo portale web rinvia l’ordinanza della Regione Emilia Romagna per determinare le condizioni di divieto al lavoro sotto il sole nelle ore più calde, con riferimento alle attività ad alto impegno fisico.
Non avevamo scritto prima perché per la maggior parte dei nostri clienti la situazione è gestibile, in quanto i settori a maggior prevalenza di rischio per l’esposizione sotto il sole sono quell’edilizia e dell’agricoltura (esclusi gli agromeccanici, cioè contoterzisti in agricoltura, perché eseguono l’attività rimanendo dentro alla cabina del trattore) e florovivaistico. Tuttavia qualche chiarimento ci è stato chiesto e procediamo per ordine.
Questa la sintesi sul sito RER:

L’ordinanza n. 101/2024 (PDF) impone divieto di lavorare sotto il sole nella fascia oraria 12.30-16.00 quando sul sito WORKLIMATE 2.0 – dove sono disponibili apposite mappe per il caldo estremo – risulta fascia rossa. Però le mappe da guardare sono quelle che riguardano l’attività fisica intensa con un rischio “Alto” impostato alle ore 12.00.
Un’ordinanza che tecnicamente lascia a desiderare, per come scritta (si impegnano a scrivere cosi male con tanto di aleatorietà con rinvio a delle mappe?!?) e perché pubblicata all’ultimo minuto quando magari le aziende avevano già predisposto assunzioni (e ora si trovano a doversi riorganizzare!), ma da cui dobbiamo estrapolare le condizioni essenziali:
- l’attività vietata è quella che implica l’esposizione “prolungata” del lavoratore al sole, con l’obiettivo di prevenire i rischi diretti e indiretti;
- il divieto scatta quando nella mappa WORKLIMATE 2.0 alle “ore 12.00”, per l’attività fisica intensa, viene allertato un rischio alto in fascia rossa.
In tutti gli altri casi non scatta il divieto ma l’invito è uno: IL BUON SENSO! Ancora oggi le aziende peccano nella corretta organizzazione degli orari di lavoro e sono ancora troppo poche quelle che eseguono determinati lavori in fasce orarie ottimali nel periodo estivo (si pensi al rifacimento del manto stradale in orario notturno, che ha senso al di là di qualsiasi critica sindacale!).
Questa ordinanza, seppur abbia motivo di esistere, andrebbe accompagnata da una modifica di orari in cui sono permesse le lavorazioni rumorose, altrimenti all’operaio edile come potremo dire che non può lavorare in cantiere prima delle 8:00 per non svegliare i residenti di una determinata area ma che al pomeriggio sostanzialmente non può lavorare? Ok, ci sono le casse integrazioni presso la Cassa Edile: per tutti, sempre e comunque? Qualche perplessità deve balzare in mente. Anticipare alle 7.00 l’autorizzazione delle amministrazioni locali sarebbe un aiuto. Il problema è che chiedere ad un edile di lavorare dalle 8.00 (o 7.00) fino alle 12 e poi dalle 16.00 fino alle 20.00 (o 19.00 in base all’orario di inizio al mattino e salvo straordinari) diventa impensabile perché significa spezzare eccessivamente la giornata e non rendere conciliabile il rapporto vita-lavoro e nemmeno, spesso, coerente con i livelli di stanchezza e di disponibilità al lavoro (un edile sarà propenso al lavoro al mattino, difficilmente nel tardo pomeriggio…).
Un po’ di cultura alle tecniche di prevenzione va fatta, ma andrebbe anche fatta alla distribuzione moderna degli orari di lavoro considerando che il full-time 8 ore è diventato obsoleto e se ne stanno accorgendo i vari paesi e relativi legislatori. Tempo al tempo…
Inoltre non si dimentichi che in estate, volenti o nolenti, si ha bisogno di ferie: BUONE VACANZE. D’altronde anche la maggior parte degli operatori edili in agosto è ferie (e l’ordinanza è valida fino al 31 agosto) mentre gli addetti alle lavorazioni agricole devono sfruttare la bella stagione perché i campi, i terreni coltivati, non aspettano e per fortuna chi è in cabina è protetto e negli altri casi – cioè i contadini – si organizzeranno con l’intelligenza che denota una categoria di grandi lavoratori.
Postilla: precisiamo che certe lavorazioni, grazie all’adozione di adeguate misure di protezione, sono consentite nonostante il caldo e la Regione ha pubblicato le Domande frequenti (FAQ) a cui rinviamo per chiarimento. Confidiamo che almeno questa ordinanza spinga a sensibilizzare aziende e personale a ragionare sui rischi e prestare attenzione alla salute.
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