Resistenza: attitudine a conservare la resistenza meccanica sotto l’azione del fuoco
Ermeticità: attitudine a non lasciar passare fiamme, vapori, gas
Isolamento: attitudine a ridurre la trasmissione di calore
…questi sono i criteri che “definiscono” le PORTE TAGLIAFUOCO.
Il numero che segue 10/15/20/30/45/60/90/120/180/240/360 è la Classe di resistenza al fuoco, ovvero il parametro temporale (espresso in minuti, arrotondato per difetto) che certifica per quanto tempo queste porte sono garantite per fronteggiare un fuoco (se tutte le parti sono correttamente installate) prima del fallimento dei criteri sopraccitati.
L’obiettivo è quello di rallentare la propagazione di fiamme, fumo e calore tra compartimenti (protezione passiva) e assicurare un’uscita sicura da un edificio.
In accordo con la norma attuale EN 13501, esistono anche altri parametri come il livello di radiazione (simbolo W, in alternativa a “I” – sempre espresso in minuti), la resistenza all’impatto (M), l’auto-chiusura dell’elemento costruttivo in caso di incendio (C).
Quando finalmente iniziava a farsi strada la verità, ossia che i “patentini” per l’uso di attrezzatura di lavoro (trattori, carrelli elevatori, ecc.) riguardassero solo i “lavoratori” (dipendenti ed assimilati) in quanto obbligo disposto dall’art. 73 del D.Lgs. 81/08 con riferimento alla definizione di “operatore” di cui all’art. 69, lettera e), del medesimo decreto e non per datori di lavoro o lavoratori autonomi, ecco che il legislatore ritocca il Testo Unico Sicurezza sul Lavoro per mezzo del D.Lgs. 151/2015 (art. 20, comma 1, lettera l)):