La Cassazione si esprime: ai riders vanno riconosciute le tutele del lavoro subordinato

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24 gennaio 2020 – La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza n. 1663, mette un punto decisivo nel food delivery affermando che ai riders (anche se collaboratori) si applica la disciplina del lavoro subordinato.

La linea poteva essere sottile, ma la sentenza risulta piuttosto chiara e le motivazioni sono frutto di ragionamenti precisi che non lasciano dubbi di interpretazione. E’ così che la Cassazione ha respinto il ricorso della Foodinho Srl:

In una prospettiva così delimitata non ha decisivo senso interrogarsi sul se tali forme di collaborazione (…) siano collocabili nel campo della subordinazione ovvero dell’autonomia, perché ciò che conta è che per esse, in una terra di mezzo dai confini labili, l’ordinamento ha statuito espressamente l’applicazione delle norme sul lavoro subordinato (…).

Senza ombra di dubbio l’art. 2 del D.Lgs. 81/2015 costituisce norma di apertura per la disciplina di quelle forme di collaborazione, continuativa e personale, che si trovano nella c.d. zona grigia, in quanto meritevoli di una tutela omogenea.

Testo della sentenza (PDF) disponibile su www.dottrinalavoro.it (notizia qui)

Pubblicata l’ultima versione del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro

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Da qualche giorno, nel sito dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, è disponibile la nuova versione (o per meglio dire “edizione”) del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

Di seguito si riportano gli aggiornamenti che vi sono stati dalla precedente edizione di Aprile 2019

VERSIONE AGGIORNATA “GENNAIO 2020”

  • inseriti gli interpelli dal n.4 al n.8 del 2019;
  • sostituito il Decreto Direttoriale n.8 del 25 febbraio 2019 con il Decreto Direttoriale n.57 del 18 settembre 2019 – Ventiduesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art. 71 come 11;
  • sostituito il Decreto Direttoriale n.2 del 16 gennaio 2018 con il Decreto Direttoriale n.58 del 18 settembre 2019 – Ottavo elenco dei soggetti abilitati e dei formatori per l’effettuazione dei lavori sotto tensione;
  • aggiunta la lettera a-bis all’art. 4, comma 1, del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 22 gennaio 2008, n.37, inserita dal comma 50 dell’art.1 della Legge 13 luglio 2015, n.107;
  • aggiunto l’art.7-bis del Decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre 2001, n.462, come previsto dall’art.36 del Decreto-Legge 30 dicembre 2019, n. 162, pubblicato sulla G.U. n.305 del 31/12/2019.

Cliccando qui è possibile scaricare il testo aggiornato (in premessa sono disponibili anche i link esterni ai decreti sopra menzionati).

Questa versione di Gennaio 2020 è stata dedicata alla memoria dell’Ing. PIEGARI Giuseppe, tra i primi artefici del documento dalla sua iniziale stesura ai successivi aggiornamenti, venuto a mancare precocemente lo scorso novembre.

 

Cass. pen. 50439/2019: responsabilità datoriale e del RSPP per valutazione dei rischi inadeguata

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Solito epilogo post infortunio: Valutazione dei rischi inadeguata. Nel ravvisare la responsabilità del datore di lavoro secondo le norme dell’ordinamento, i giudici confermano la responsabilità anche del RSPP nella misura in cui la valutazione dei rischi è risultata inadeguata e, quindi, nonostante il ruolo consulenziale e non attuativo ascritto dalla norma in capo al RSPP, costui deve rispondere per colpa generica (imperizia, imprudenza, negligenza) e specifica (individuazione dei rischi) allorquando con conoscenze attese e con un grado di diligenza proporzionato all’incarico conferito, non abbia supportato correttamente il datore di lavoro nell’eseguire la valutazione dei rischi.

Ecco perché è fondamentale che il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione svolga con massima diligenza e perizia il proprio ruolo, per quanto possibile, fermo restando il dovere essenziale dell’azienda di coinvolgerlo e di non nascondergli informazioni o situazioni dalle quali può scaturire un infortunio e, di riflesso, una responsabilità (laddove con l’ordinaria diligenza e le competenze di cui è in possesso il RSPP possa individuare il rischio con la conseguente attesa segnalazione al datore di lavoro).

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I contratti a termine convertiti giudiziariamente dopo il Jobs Act sono a tempo indeterminato dall’origine

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Cassazione, sezione Lavoro, sentenza n. 823 del 16 gennaio 2020.

Il contratto a termine che viene convertito dal giudice da “tempo determinato” a “tempo indeterminato”, pur ricadendo il termine apposto al contratto prima del Jobs Act ma trovando conversione dopo l’introduzione del D.Lgs. 23/2015, subisce efficacia retroattiva (ex-tunc) e quindi il “termine” (data di scadenza contrattuale) diviene nullo, come mai apposto. Il contratto risulterà a tempo indeterminato sin dall’origine proprio in forza della conversione ottenuta con procedimento giudiziario.

D’altronde trattandosi di conversione non poteva che essere ad effetti retroattivi, senza considerare il nuovo regime di tutela ex art. 18 dello Statuto dei lavoratori nella versione novelletta dalla riforma Fornero (Legge n. 92/2012) e revisionata con le “tutele crescenti” del Jobs Act: la c.d. efficacia ex-nunc che nel caso in esame non trova applicazione e la nullità del termine investe l’intero contratto. Continua a leggere

Google si prepara a bloccare i cookie di terze parti: la rivoluzione nel mondo delle pubblicità online

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L’annuncio di Google può non sembrare una novità visto che i suoi competitor hanno già adottato strategie simili, ciononostante sarà questa operazione a stravolgere il mercato del marketing online in quanto Google Chrome gestisce quasi il 70% del traffico dati globale.

A fare l’annuncio è stato Justin Schuh, direttore di Google Engineering per Chrome, che conferma la decisione di fare in modo, in un paio d’anni, che nelle impostazioni di default i cookie di terze parti siano bloccati.

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